Cobalt, l'Aracnide Bianco

Description:

Capelli castani, corti, occhi verde scuro.
Ha una grossa ustione sul volto.
Indossa una giacca scura e lunga dell’esercito con le spalline da sergente, e porta al collo la sua piastrina di identificazione. Il nome su di essa è cancellato, ma è presente la sua data di nascita: 12 Marzo 1899.

Dopo l’abbraccio, ha acquisito dei tratti aracnidei, e pare che gli stiano spuntando tre coppie di protusioni (due sul bacino e una sulle spalle) che somigliano pericolosamente alle gambe di un ragno.

Ha con se la chiave del ‘castello’.

Bio:

[nome sconosciuto] è uno dei ragazzi del ’99: denominazione data ai coscritti negli elenchi di leva che nel 1917 compivano diciotto anni e che pertanto potevano essere impiegati sul campo di battaglia.
Avendo ricevuto un’istruzione tecnica, viene ritenuto utile a svolgere un ruolo logistico al fronte e gli viene assegnato il grado di sergente. Il suo incarico è di sottufficiale meccanico, e si trova a mettere le mani su ogni tipo di equipaggiamento sperimentale o ordinario.
E’ in questo contesto che nota alcuni veicoli e oggetti che sembrano danneggiati in modo innaturale. In giro circolano strane voci, specialmente nelle infermerie: alcuni compagni feriti a morte raccontano nei loro deliri di essersi scontrati con soldati che sembravano insensibili ai colpi di baionetta e rapidi come saette.
Una sera, attirato da lamenti, esce dal capannone in cui lavora e trova poco distante un commilitone che si trascina sul suolo. Questi ha una gamba spappolata fin sopra il ginocchio, e poco prima di spirare gli racconta di essere finito in un campo minato non segnalato poco distante, insieme ad un compagno. Lui è saltato su una mina riportando l’orribile ferita, il compagno ne ha schiacciata una ma è riuscito a fermarsi prima di sollevare il piede e scatenare l’esplosione.
Il soldato morente fa promettere a [nome sconosciuto] di andare immediatamente a soccorrere il suo compagno, sussurrando che deve essere salvato prima dell’alba e non c’è tempo di fare arrivare una squadra di artificieri.
Un po’ perplesso ma deciso a mantenere la parola data, [nome sconosciuto] accorre sul posto e si trova di fronte un soldato che indossa l’uniforme dell’esercito nemico. Il suo aspetto lo sorprende ancora di più: i lineamenti del suo volto sono contratti in avanti in modo innaturale, i suoi tratti sono rugosi e i suoi occhi sottili ricordano quelli di una lucertola. Dei grossi artigli, maldestramente nascosti nella stoffa, spuntano dalle maniche della sua giubba.
[nome sconosciuto], nonostante la tensione, inizia a fare domande. Messo alle strette dalla sua situazione e dall’alba ormai prossima, l’individuo gli rivela la sua vera natura, e in cambio del suo aiuto promette di chiarire tutti i dubbi del sergente e di non ucciderlo.
Il fratello si chiama Radamantis, e ha una viverna tatuata sul fianco.
Con notevole sangue freddo e destrezza, [nome sconosciuto] riesce a liberarlo, e nelle successive Radamantis onora l’accordo pensando che quel mortale poteva tornargli utile. [Nome sconosciuto] apprende numerose nozioni sui figli della notte, e scopre l’esistenza della Società di Leopold. Il fratello è un agente della Sepher Yezirah, un’organizzazione che in qualche modo la controlla, ed è stato inviato sul campo di battaglia insieme ad alcuni cacciatori. Questo spiega la sua divisa, la sua missione e il suo contatto con combattenti di tutte le fazioni.
[nome sconosciuto], inorridito dal fatto che i figli della notte mandino a morte milioni di combattenti per le loro rivalità secolari, accetta di servire Radamantis costruendo per lui armi particolari e operando sabotaggi.
Grazie alla sua intelligenza, al suo coraggio e alla sua fermezza, riesce di tanto in tanto ad estorcere spiegazioni al fratello.
Radamantis non lo sottomette col potere del sangue perché mantiene già numerosi ghoul, e vede in lui un possibile infante.
Una notte, verso la fine della guerra, Radamantis ordina di sabotare un mezzo della società di Leopold, senza dare spiegazioni.
Sfortunatamente dei colpi di mortaio abbattono il tetto del capannone e si infrangono sugli esplosivi, che saltano in aria.
Il sergente, protetto dalla massa del carro sotto cui sta lavorando, sopravvive all’esplosione e al crollo del tetto, riportando un’estesa ustione al volto causata dalle fiamme sprigionatesi.
Riuscito a sfuggire a quella trappola mortale, non trova traccia di Radamantis, solo resti stracciati e bruciacchiati della sua uniforme.
[nome sconosciuto] decide di approfittare dell’occasione per sparire e intraprendere la sua personale crociata contro i figli della notte che hanno portato ai massacri della Prima Guerra Mondiale.
Sfruttando il caos del momento, getta un cadavere tra le fiamme mettendogli al collo una delle sue due piastrine di riconoscimento. L’altra la terrà sempre con se, dopo aver cancellato il nome su di essa (la data di nascita rimane visibile).
Qualche tempo dopo rintraccia il capitolo di Monaco della società di Leopold, e grazie alle informazioni ricevute da Radamantis riesce a farsi strada in pochi anni, accedendo infine alla Sepher Yezirah.
Nessuno (tranne lo scomparso Radamantis) conosce il suo vero nome, e per operare a più livelli mantiene identità multiple.
Nella società di Leopold è comunemente conosciuto come “Mechanikos”, “il meccanico”, mentre in ambienti più elevati lo chiamano “Cobalt”, con l’appellativo di “portatore di luce”.
I suoi nemici lo chiamano “l’Aracnide Bianco”. E’ stato soprannominato da chi lo conosce solo di vista “Il Rosso”, per via della sua ustione sul viso.

Nel Novembre del 1928 viene inviato a Berlino per indagare sul massacro del capitolo locale. Suo contatto è il Barone di Von Sebottendorff, Rudolf Glauer.

Cobalt, l'Aracnide Bianco

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