Klaire Montefalchi

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Bio:

Claire Montefalchi è una donna ambigua. Un passato difficile sembra aver intorbidito il suo sguardo. Un passato difficile che ogni tanto torna a galla, tra i suoi ricordi, rammentandole che cosa è stato, e che cosa è ancora. I ricordi di un tempo felice trovano il modo, di tanto in tanto, per addolcirle il sonno. Sono i ricordi dello sguardo amorevole di sua madre, che la guardava giocare, felice. Sono i ricordi dei passi di suo padre, che premuroso saliva su per rimboccarle le coperte, quelle coperte azzurre comprate a Venezia nell’autunno del 1902, in una rara vacanza a casa dei nonni. Altri ricordi, però, spesso la tengono sveglia. Sono memorie di questioni irrisolte, domande a cui lei stessa ha smesso di cercare risposta. Ma la consapevolezza del fatto che quel giorno, quella notte, non tutto è accaduto seguendo una spiegazione logica, si fa sempre di più strada nella sua mente. E quella risposta non cercata diventa sempre più ingombrante. Le parti si invertono, il gioco si ribalta, e colei che dava la caccia diventa, a poco a poco, colei che è cacciata.

Claire era nata a Venezia, nell’Estate del 1898, in un giorno di Giugno. Suo padre, italiano fiero e allegro, aveva cercato in tutti i modi di convincere la madre a rimanere di più in Italia, ma lei non aveva voluto sentire ragioni. Le mancava la sua Germania. E così già da fine Agosto i tre avevano fatto ritorno. La casa di Staufen era grande, forse non troppo grande ma appariva immensa agli occhi della piccola Claire, maldestra e ingenua al punto tale da costringere la madre ad assumere ben presto una balia. Erano troppi i momenti in cui lei, a causa del suo lavoro, doveva assentarsi, e non avrebbe mai accettato di lasciare la piccola da sola…si assentava col pensiero, la signora Savater, fisicamente invece rimaneva li, in quella stanza in cui non permetteva a nessuno di entrare, mai, nemmeno quando lei non c’era. Una volta Claire era andata lassù per farle un dispetto, ma uno schiaffo parecchio pungente di sua madre l’aveva distolta per sempre dal ripetere quella sciocca azione. Quando lavorava, la signora Savater riusciva a concentrarsi talmente tanto nella scrittura che non sentiva nessun rumore, e non interrompeva finché non era lei a deciderlo, nemmeno un incendio avrebbe potuto farla scendere da lassù se non aveva finito quello che si era preposta di ultimare. D’altra parte, era comprensibile. L’editoria era un mondo difficile, soprattutto per le donne, soprattutto per chi, come lei, era stato da sempre ai margini del mercato dei libri. Bisognava farsi valere, sgomitare e sacrificare molto, pur di riuscire. La signora Savater lo sapeva, ed era disposta a sacrificare tutto. Salvo rendersi conto, ad un certo punto, che l’asticina del ‘tutto’ si era spostata irrimediabilmente verso il ‘troppo’. Il successo raggiunto con quell’incredibile ultimo romanzo era arrivato come una gioia improvvisa. Ed era tanto felice, la signora Savater, che aveva promesso alla figlia e al marito che non ci sarebbero state più giornate passate interamente a scrivere, almeno per il prossimo futuro. Ma quel successo era stato presagio di sventura. Nell’estate dell’ormai lontano 1908, tre mesi dopo la pubblicazione di quel libro, Claire incontrò la morte ed imparò che essa, inaspettata e vorace, colpisce precisa con la sua scure nera, lasciandosi dietro quell’odore dolciastro del sangue rappreso. Non era la sua morte. Fu la morte della madre e del padre, misteriosamente uccisi. Li trovò decapitati, nella stanza del secondo piano, la stanza proibita.
Da quel momento Claire fu cresciuta dalla balia, che per compassione non volle lasciarla all’orfanotrofio. Il rapporto con la bambina non fu mai idilliaco. Spesso la vecchia e rozza balia Marie pensò di portare la bambina dalle suore del paese, o di liberarsene in qualsiasi altro modo. Le dava parecchi problemi. Ma, forse anche per timore, non volle usarle questo torto.
Quando Claire raggiunse la maggiore età, non ricambiò la cortesia, andandosene frettolosamente dalla casa dove la balia l’aveva accolta, senza che lo scrupolo della salute inferma e dell’età ormai avanzata dell’unica persona che le era stata accanto da quando la tragedia era avvenuta le potesse far cambiare idea. Marie morì qualche mese dopo, e nemmeno questo fu sufficiente a muovere Claire verso la gratitudine. La ragazza non avrebbe accettato in nessun modo di sacrificare una parte, seppure minima, del cospicuo patrimonio lasciatole dai genitori per pagare le spese del funerale di quella serva. La sua prima preoccupazione fu invece quella di tornare in quella casa, li dove non tornava da quel giorno. Tornarci un’ultima volta, per mettere fine a tutto, per far tacere quelle voci, quei rumori che di tanto in tanto, ancora, venivano ad importunarla. E fu così che Claire, con un paio di complici d’occasione, riuscì a liberarsi di quella casa. Laddove la ragione non riesce a dar pace, il fuoco ha più successo. Un incendio prodigioso le portò via, finalmente, l’immagine sbiadita e spiacevole di quella casa.

Claire si trasferì a Berlino. Comprò un appartamento in un distinto palazzo in centro. Amava le cose di valore. E i suoi, di valori, erano amati da molti. Il suo cognome era conosciuto in città. Suo padre aveva fatto affari li, e quelle amicizie potevano tornargli utili. E infatti, così fu. Ben presto, un vecchio amico del caro signor Montefalchi, il celebre avvocato John Dee, dovette cedere alle sue richieste, assumendola come segretaria di primo livello. A partire da quella piccola conquista, Claire fece carriera, passo dopo passo, ma in modo veloce. Il vecchio Dee era finanziatore principale di una grande fondazione, ben conosciuta in tutta Berlino. Era la fondazione Lessing. Si occupava del recupero e del restauro di libri antichi, antiche pergamene, manoscritti di epoca medievale. La biblioteca che la fondazione era riuscita, nei suoi vent’anni di attività, a mettere insieme, era prestigiosa e ormai di fama internazionale. Molti studiosi dalle parti più disparate dell’Europa erano venuti a Berlino con il solo scopo di poter attingere da quel patrimonio. Tutti volumi rari, tutti volumi di inestimabile valore. Un valore che andava al di là di quanto si potesse pensare. Non era solo l’età dei libri, infatti, a renderli preziosi, ma era anche l’argomento. Sebbene non fosse il soggetto esclusivo di quei testi, esso permeava come un sottile fil rouge tutto il nocciolo duro della biblioteca Lessing. Era un tema a cui nessuno accennava mai, ma si trattava di un ambito caro a molti e ambito dai più: la magia nera.
Ben presto Claire conquistò la fiducia del vecchio Dee, il quale, vista la malattia che gli aveva sottratto la vista, non esitò ad affidare alla giovane e talentuosa segretaria la guida della fondazione. Il vecchio avvocato finì per delegare formalmente a Claire tutte le attività inerenti la fondazione, compresa la carica di presidente. Lo scaltro e lungimirante Dee aveva visto giusto anche questa volta: Claire era una dirigente in gamba, nonostante la giovane età (30 anni quando iniziò la sua Presidenza), e l’ambizione e la tenacia erano strumenti efficaci per rimediare alla mancanza d’esperienza. Peccato che il vecchio Dee non avesse intuito altrettanto bene che, una volta ottenuta la carica di Presidente, la sua giovane delfina non avrebbe più avuto bisogno di lui. E infatti, per una strana coincidenza, pochi giorni dopo aver rinunciato alla presidenza in favore della ragazza il vecchio morì.

Del Professor Hector Steiner. Scritto da FrancinePe

Nonostante l’animo di Klaire avesse da sempre avvertito il fascino della
corruzione, lasciandole ben pochi spiragli ed energie, sin dai primi mesi passati
a Berlino la giovane donna aveva mostrato un fervido interesse nello studio
dei testi più antichi, soprattutto quelli di matrice esoterica e religiosa. Era
proprio per coltivare questa passione (la stessa che l’aveva portata a legare la
sua storia a quella del prezioso testo ‘I tre scritti minori’) che Klaire aveva
intrapreso, sin da subito, alcune attività che, ben presto, si erano trasformate
in vere e proprie abitudini.
La più importante tra queste era la frequentazione assidua, almeno
settimanale, della prestigiosa Biblioteca Centrale di Berlino.
Per assaporare appieno il rifugio che quelle sale potevano offrire riparandola
dal freddo e dai rumori della città, Klaire aveva eletto quel posto a suo luogo
ideale di meditazione e studio. Durante le ore spese nella lettura, Klaire,
complice la sua curiosità verso certi testi ormai dimenticati sugli scaffali più
impolverati e nascosti di quelle librerie, aveva stabilito un rapporto di quasi
familiarità con il direttore della Biblioteca, il prof. Steiner. Il professore, che
già da diversi anni aveva interrotto la carriera di docente di storiografia antica
presso l’Università di Berlino, si dedicava in modo completo e con totale
abnegazione agli incarichi ottenuti presso la celebre istituzione nei cui meandri
Klaire l’aveva incontrato. Steiner amava definirsi un uomo dedito solo allo
studio e all’approfondimento, ma questo suo zelo nel configurarsi come tale
celava in realtà una notevole ambizione. Nonostante gli anni, e nonostante la
quiete e la pacatezza dei suoi modi da vecchio attempato, alcune parole dette
al momento giusto anche se quasi per caso facevano intuire che il Professore
sapeva sempre più di quello che diceva, e Klaire, a ragione o a torto, durante
i loro incontri si era convinta che l’accuratezza con cui il vecchio studioso
sceglieva le sue parole, la precisione cauta con cui formulava le sue
affermazioni, la metodica casualità con cui organizzava le sue apparizioni,
facessero in realtà parte di un piano tutt’altro che estemporaneo.
Steiner, evidentemente interessato a non disperdere l’amicizia di Klaire per i
favori che, nell’ambiente, questa poteva fruttargli, aveva più volte accordato
alla donna il permesso di sfogliare dei testi piuttosto antichi, in tedesco, sulle
pratiche esoteriche che si erano diffuse nella Germania luterana (del XVI
secolo). Klaire aveva ricambiato i favori ottenuti permettendo al Professore di
usare alcuni dei volumi della Fondazione per l’allestimento di una mostra sul
restauro del libro antico organizzata e finanziata dalla Biblioteca.
Il professore aveva cercato, alcune volte, di intessere con Klaire un dialogo più
centrato sui suoi studi, quelle volte la donna aveva avuto la netta impressione
che Steiner cercasse di capire che cosa lei avesse letto, che cosa avesse
intuito, che cosa avesse studiato e per quale motivo fosse interessata alla
materia esoterica; durante quelle occasioni, però, forse a causa delle
arroganti domande con cui Klaire aveva incalzato il suo interlocutore, forse a
causa della ritrosia di parlare troppo, questi, evidentemente non gradendo gli
sviluppi che la conversazione avrebbe potuto prendere, aveva troncato di
netto il dialogo.
Insospettita da queste impressioni, Klaire, usando le sue influenze
nell’ambiente berlinese, aveva chiesto ad alcuni esponenti dell’Accademia
notizie sul Professore. Nessuno sembrava ricordare da quanto tempo il
Professore lavorasse all’Università di Berlino, anche i più anziani sembravano
conoscerlo da sempre, mentre tutti ricordavano perfettamente che la sua assunzione come direttore della biblioteca risaliva a circa dieci anni prima. Nessuno sapeva indicare con esattezza da dove provenisse, da che zona della Germania, poiché, visto il suo accento, era presumibile che non fosse nato a Berlino. Seppure la dizione del Professore non era quella di un berlinese, però, tutti coloro ai quali la donna aveva chiesto dipingevano Steiner come un uomo dalla vastissima cultura, un personaggio sempre attento a rimanere lontano dalle questioni rumorose come la politica o gli affari mondani della città, ma ciò nondimeno attento conoscitore di entrambi. Nessuno sapeva dire perché e come fosse arrivato a Berlino, ma la presenza di Steiner nella città sembrava assodata e vecchia almeno quanto la Sprea.
Una delle ultime volte che Klaire aveva frequentato la biblioteca, durante un brevissimo colloquio all’entrata della sala azzurra (quella usata in genere dalla donna), il Professore le aveva chiesto come procedessero gli studi e se gli ultimi testi usati erano di suo gradimento, e poi, con fare distratto, e con tono sottilmente canzonatorio, le aveva detto di provenire da Furtwangen, paesino ai piedi della Foresta Nera. Klaire, intuendo che il Professore aveva saputo delle sue indagini, aveva capito che non era il caso di spingersi oltre con le domande, almeno per il momento, e il suo rapporto con Steiner era proseguito nel modo più tranquillo fino al loro ultimo incontro (25 Ottobre). Era una serenità fatta di reciproca convenienza. Klaire non sapeva esattamente perché, se e quando il Professore le sarebbe tornato comodo. E non aveva capito nemmeno se lui le accordasse sempre i suoi favori per il peso che lei aveva nella Fondazione o per altri fini. Ma aveva intuito che quel piccolo e minuto uomo dalla lunga barba bianca era troppo accondiscendente, silenzioso e furbo per non essere anche altrettanto interessante, e non aveva voluto correre il rischio di trasformare con altre domande troppo inopportune un potenziale erogatore di favori in un nemico.
L’ultimo contatto di Klaire con il prof. Steiner risale agli ultimi giorni di Ottobre, prima dell’abbraccio.
La Biblioteca Centrale di Berlino, fondata nell’ottobre del 1907 come la prima, grande biblioteca pubblica della città, è collocata nella Breite Strasse (30/31), nel quartiere Mitte, e vanta, oltre ad un ricchissimo patrimonio librario, anche una celebre raccolta di giornali (quotidiani, periodici berlinesi e tedeschi in genere). L’emeroteca della biblioteca, infatti, è conosciuta per la numerosità dei titoli che vi si possono trovare, e per il fatto che questa raccolta è una delle più complete, poiché copre in modo capillare un arco temporale di almeno un ventennio e spazia dalla più importante stampa nazionale alle principali testate europee ed americane. Inoltre, la biblioteca contiene diverse enciclopedie con annessi annali dei fatti di cronaca più importanti.

Klaire Montefalchi

Il Giardino della Fame FrancinePe